Professione musicista: intervista esclusiva a Massimiliano Damerini

Definito dalla Süddeutsche Zeitung uno dei tre massimi pianisti italiani della nostra epoca, con Benedetti Michelangeli e Pollini, Massimiliano Damerini è considerato uno degli interpreti più rappresentativi della sua generazione. Ha suonato in tutto il mondo, collaborando in qualità di solista con prestigiose orchestre e partecipando a festival internazionali. Insignito per due volte con il Premio Abbiati della critica italiana, è molto apprezzato anche come compositore e moltissime sono anche le opere pianistiche a lui dedicate da autori internazionali.

Massimiliano Damerini tiene presso l'Accademia di Musica un corso di perfezionamento di pianoforte.  Lo abbiamo intervistato nell'ambito di Professione Musicista per chiedergli suggerimenti e consigli utili ai nostri studenti, destinati a diventare la futura generazione di professionisti.

PROFESSIONE MUSICISTA: UN'INTERVISTA ESCLUSIVA A MASSIMILIANO DAMERINI
LE ESPERIENZE CHIAVE

Quali sono le esperienze più significative che hanno caratterizzato il suo percorso formativo, in quale periodo della sua vita e perchè?

Ho avuto due insegnanti straordinari all'inizio del mio percorso, Alfredo They, pianista e didatta genovese, la cui carriera si svolse tra gli anni '20 e gli anni '60, e che purtroppo ci lasciò nel 1969. Proseguii poi con Martha Del Vecchio, l'insegnante di Dino Ciani. Presi alcune lezioni anche da Guido Agosti e da Sergio Lorenzi. Sono poi avvenuti moltissimi incontri fondamentali dal punto di vista professionale, che naturalmente hanno costituito un ulteriore arricchimento. Dal punto di vista della formazione, non posso tralasciare i quattro anni di lavoro compiuto subito dopo il diploma in qualità di Maestro sostituto, il che mi diede la possibilità di collaborare con direttori d'opera straordinari come Molinari Pradelli, Bartoletti, Sanzogno, Gavazzeni, Patané, e con cantanti come Bergonzi, Kraus, Taddei, Cappuccilli, Bruson, Bacquier, Rossi Lemeni, Kabaiwanska, Cossotto... Quanto ho imparato dai grandi cantanti sul fraseggio e sulla vocalità! Tra i pianisti ascoltati dal vivo, ovvero tra quelli che mi hanno più ispirato e condizionato nelle scelte interpretative, ce ne sono quattro che considero di riferimento: Artur Rubinstein (l'unico che non ebbi l'opportunità di conoscere personalmente), Sviatoslav Richter, Alicia De Larrocha e Leon Fleisher (la prima volta che lo ascoltai eseguì un memorabile Concerto per la mano sinistra di Ravel, dirigeva Bruno Maderna. Gli confidai anni dopo che quell'esecuzione mi aveva completamente stravolto).

I MOMENTI DETERMINANTI

Ci racconta uno o due momenti determinanti della sua carriera? Cosa hanno rappresentato?

Proprio collegandomi a quanto appena detto, ho avuto la fortuna di incontrare fin dall'inizio della carriera importantissimi musicisti: l'amicizia con Dino Ciani (scomparso troppo presto) mi aprì la strada alla conoscenza di Sciarrino e Bussotti, e da quel momento si sparse la voce della mia disponibilità ad affrontare partiture nuove. Da lì la frequentazione di Berio, Petrassi, Donatoni, Nono, Gaslini, Ferneyhough, De Pablo, Hosokawa, Lachenmann, Carter, Penderecki, e così via, non rinunciando alla collaborazione con Ennio Morricone. Inoltre una grandissima opportunità di crescita professionale fu lavorare con un mostro sacro come Cathy Berberian, ed esibirmi in duo anche con Dorothy Dorow, con il clarinettista Eduard Brunner, con il violoncellista Michael Flaksman, con i flautisti Gazzelloni e Fabbriciani (con quest'ultimo suoniamo insieme da 40 anni!), ecc. Illuminante fu nel 1981 l'incontro con Leonard Bernstein, presentatomi dal coreografo Lorca Massine. Da quel momento lui stesso mi permise di assistere a tutte le sue prove in Italia, e mi sembra perfino inutile affermare quanto ho imparato da questo genio carismatico. Un episodio che mi ha cambiato la vita.

Massimiliano Damerini corso di perfezionamento di pianoforte

 

GLI ERRORI

Gli errori spesso sono dei grandi insegnamenti: se potesse tornare indietro cosa farebbe diversamente?

Assolutamente vero che gli errori siano formativi. Fin da giovanissimo ho una capacità di lettura velocissima, che mi ha agevolato moltissimo sia per decifrare le partiture contemporanee, sia all'epoca del mio lavoro di Maestro sostituto, per cui talvolta accompagnavo decine e decine di audizioni di cantanti leggendo a prima vista qualunque aria mi portassero. Il rischio era spesso quello di non approfondire abbastanza musicalmente. Con gli anni sono diventato l'esatto opposto: ad esempio ho debuttato il Secondo Concerto di Brahms dopo 42 anni di studio, in quanto non mi sentivo mai sufficientemente pronto. Oggi non eseguo in pubblico nulla che non venga passato al vaglio di un'autocritica feroce. Ovviamente il mio modo di suonare oggi è diverso da quello di tanti anni fa, ma è normale che sia così. Quando si interpreta si trasmette inconsciamente anche il proprio vissuto. Non mi sento però di considerare “sbagliato” ciò che ho realizzato da giovane, in fondo era parte integrante della mia crescita. Una cosa però vorrei dire: ho frequentato moltissima musica contemporanea, mi sono stati dedicati molti pezzi, ho collezionato circa 200 brani in prima mondiale assoluta, io stesso sono anche compositore, ma quando ho “riletto” la musica del passato con la lente d'ingrandimento usata per la musica di oggi vi ho scoperto un numero incredibile di particolari nascosti, perfino nei riguardi di musiche famosissime, nelle quali pensavo di aver già capito, se non tutto, almeno la maggior parte delle caratteristiche. Tornare indietro usando parametri diversi dalla bella melodia e dalla bella armonia ti apre la mente in maniera esponenziale. Ma ho sicuramente commesso anche errori di altro genere. Quelli più pesanti hanno riguardato piuttosto la delusione nella fiducia riposta in persone in cui credevo. Ma anche questo fa parte della vita, e se non ci si confronta con questi problemi non si matura.

PER NON PERDERE L'ORIENTAMENTO

Le decisioni importanti da prendere, lungo il cammino, sono sempre molte e talvolta si legano a filo doppio con le occasioni che si presentano. Cosa l’ha aiutata a non perdere l’orientamento?

Cercare di avere per quanto possibile le idee chiare sul da farsi. Porsi degli obiettivi, e cercare di raggiungerli, o quanto meno di avvicinarvisi il più possibile. Dal punto di vista pratico, invece, ho perso molti “treni”, nel senso che spesso mi sono capitate occasioni uniche che non ho saputo sfruttare nel modo giusto. Una straordinaria àncora di salvezza è per me la mia famiglia. Da qualche mese ho festeggiato 45 anni di matrimonio, e avere vicino una persona (tra l'altro non musicista di professione) che vede le cose in maniera più pratica e che mi può consigliare su tanti tipi di problemi non musicali che la vita richiede, è fondamentale e non potrei farne a meno.

UN ULTIMO CONSIGLIO

Cosa consiglia ai ragazzi che si stanno perfezionando, oltre allo studio con grande passione e costanza?

Il consiglio più importante è di non perdere mai la curiosità verso tutto ciò che ci circonda. Non fermarsi a studiare il pianoforte tout court, ma per quanto riguarda la musica suonare con altri, fare musica d'insieme, studiare almeno le basi della composizione per poter analizzare qualunque brano, e poi conoscere, conoscere, conoscere: se si studiano le Sonate di Beethoven non si possono ignorare i Quartetti. Se si studia Schubert non si possono ignorare i Lieder o la musica da camera. Oggi poi esiste un'opportunità che noi non avevamo: YouTube. Da studente, per ascoltare un'esecuzione ero costretto ad acquistare un disco, oggi si può consultare qualunque esecuzione gratis. Però esiste anche l'altra faccia della medaglia: senza la diretta partecipazione alla vita musicale, tutto questo è lettera morta. Frequentate i concerti, e non solo quelli dei pianisti! Ascoltate tutto, musica vocale, musica strumentale, sinfonica, opera, musica contemporanea. E poi apritevi alle altre arti. Mia madre era un'appassionata di pittura, quando avevo 3/4 anni mi portava alle mostre, sono cresciuto con l'amore verso l’arte. Leggete libri! Andate a teatro! Frequentate il cinema! Io ero un esperto di cinema, oggi purtroppo non lo seguo più con l'attaccamento di un tempo. I miei prediletti erano Bergman, Truffaut, Kurosawa, Fellini, Antonioni, Hitchcock, Welles, quei film dalle inquadrature interminabili. Oggi ogni inquadratura dura qualche decimo di secondo, e rischio l'emicrania. Tuttavia seguo anche il cinema attuale, nel bene e nel male.

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