Enrico Dindo per Professione musicista: intervista esclusiva

Enrico Dindo è uno dei più noti violoncellisti italiani contemporanei, vincitore a 32 anni del primo premio al concorso Rostropovich di Parigi, uno dei riconoscimenti più prestigiosi al mondo. Dopo questa consacrazione ha intrapreso l’attività da solista, esibendosi con le orchestre più blasonate a livello internazionale. Accademico di Santa Cecilia da più di vent’anni, è titolare della cattedra di violoncello al Conservatorio della Svizzera Italiana a Lugano e suona il violoncello Pietro Giacomo Rogeri (ex Piatti) del 1717, affidatogli dalla Fondazione Pro Canale.

Enrico Dindo, dopo aver tenuto masterclass e concerti per molti anni presso l’Accademia di Musica, e diretto l’Orchestra da Camera Accademia, tiene oggi un un Light course di perfezionamento di violoncello. L’abbiamo intervistato nell’ambito di Professione Musicista per chiedergli suggerimenti e consigli utili ai nostri studenti, destinati a diventare la futura generazione di professionisti.


PROFESSIONE MUSICISTA: UN’INTERVISTA ESCLUSIVA A ENRICO DINDO


LE ESPERIENZE CHIAVE

Quali sono le esperienze più significative che hanno caratterizzato il suo percorso formativo, in quale periodo della sua vita e perchè?

Ogni singola esperienza porta arricchimento formativo, a qualsiasi età, sta a noi riconoscerne le qualità e assimilarne i vantaggi. Ho sicuramente avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno aiutato molto nella formazione iniziale: penso a colui che mi ha letteralmente “iniziato” al violoncello, Giuseppe Ferrari (primo violoncello Rai Torino negli anni ’70); non dimentico Renzo Brancaleon con il quale ho trascorso tutti i 10 anni di Conservatorio e che mi ha insegnato la pazienza necessaria nello studio e nella ripetizione; Italo Nicola che grazie ad amicizie familiari frequentavo spesso e che mi ha dato molto sotto l’aspetto musicale e interpretativo. Ma la svolta è arrivata con Antonio Janigro, dal quale ho percepito subito la maggiore profondità del ruolo e della missione di un artista. Mi ha aperto la mente e dato coraggio e forza vitale.
Gli 11 anni da Primo violoncello nell’Orchestra della Scala sono poi stati una palestra dorata nella quale mi sono immerso, godendomi ogni giorno le grandi lezioni di musica di tanti direttori, cantanti e concertisti di ogni strumento che mi ruotavano intorno, ognuno lasciandomi qualcosa di molto prezioso.

I MOMENTI DETERMINANTI

Ci racconta uno o due momenti determinanti della sua carriera? Cosa hanno rappresentato?

Determinante è stata sicuramente la vittoria del Concorso Rostropovich a Parigi nel 1997. Dopo una decina di anni in Orchestra sentivo la necessità di provare a spingermi oltre e il tempo passava, erano le mie ultime possibilità. Mi lanciai con energia e tutto andò per il meglio. Mi cambiò la vita, lasciai l’Orchestra – con enorme paura e incertezza sul mio futuro – e scommisi su di me. Con coraggio e un po’ di follia…

Orchestra da Camera Accademia con Enrico Dindo ph Giorgio Vergnano

GLI ERRORI

Gli errori spesso sono dei grandi insegnamenti: se potesse tornare indietro cosa farebbe diversamente?

Non ho rimpianti. Quindi non farei nulla di diverso. Noi artisti siamo al cospetto dei nostri limiti e dei nostri errori quotidianamente; quindi, per noi è importantissimo imparare a perdonarci e vivere queste esperienze come sfide per il nostro immediato futuro, per migliorarci, più velocemente possibile. Ogni giorno. Con pazienza e determinazione. Per sempre.

PER NON PERDERE L’ORIENTAMENTO

Le decisioni importanti da prendere, lungo il cammino, sono sempre molte e talvolta si legano a filo doppio con le occasioni che si presentano. Cosa l’ha aiutata a non perdere l’orientamento?

L’onestà verso me stesso, la passione per il mio strumento e il rispetto per la musica. E il coraggio di osare anche sapendo che si potrebbe sbattere il muso…

UN ULTIMO CONSIGLIO

Cosa consiglia ai ragazzi che si stanno perfezionando, oltre allo studio con grande passione e costanza?

Consiglio di scegliere la propria guida lasciandosi attrarre da elementi tecnici, artistici e musicali e non di opportunità. Di non disperdere energie in troppi corsi e masterclass. Consiglio la ricerca di affinità elettiva. E infine consiglio lo studio con grande passione e costanza!


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