Premio Abbiati come miglior complesso cameristico, il Trio di Parma è una delle formazioni più longeve e di prestigio della musica da camera italiana. Alberto Miodini al pianoforte si affianca da oltre trent’anni a Ivan Rabaglia, con il suo prezioso violino, un ‘Giuseppe Baldantoni’ costruito ad Ancona nel 1850, e al violoncellista Enrico Bronzi, anche lui con uno strumento unico, un ‘Vincenzo Panormo’ costruito a Londra nel 1775. Il Trio d’eccezione ha calcato i principali palcoscenici delle più importanti istituzioni musicali in Italia e all’estero, ottenendo i più prestigiosi riconoscimenti. Un impegno didattico costante li ha visti insegnare al Santa Cecilia, al Mozarteum e al Conservatorio di Parma.
Il Trio di Parma insegna da anni anche presso l’Accademia di Musica, sia musica da camera nel Corso di Specializzazione di 3° livello universitario di pianoforte, sia in un seguitissimo Corso di Perfezionamento di musica da camera. Singolarmente, tutti e tre i Maestri tengono delle masterclass a Bardonecchia per Musica d’Estate. Li abbiamo intervistati nell’ambito di Professione Musicista per chiedere loro suggerimenti e consigli utili ai nostri studenti, destinati a diventare la futura generazione di professionisti.
PROFESSIONE MUSICISTA: UN’INTERVISTA ESCLUSIVA AL TRIO DI PARMA
Quali sono le esperienze più significative che hanno caratterizzato il suo percorso formativo, in quale periodo della sua vita e perchè?
Alberto Miodini – Credo di aver avuto la fortuna di avvicinarmi alla musica, e penso lo stesso valga per i miei colleghi Ivan e Enrico, con la giusta leggerezza sin dalla giovane età: viverla fin da subito quindi come un piacere autentico, quasi giocoso, ma con la serietà di approccio con cui i ragazzi affrontano appunto i giochi. Poi, ovviamente il percorso di approfondimento strumentale e teorico con i giusti Maestri è stato fondamentale sino ai 20 annI. Sul versante cameristico non posso non ricordare l’importanza che per il nostro Trio ha rappresentato l’incontro con il Trio di Trieste: dopo gli anni in Conservatorio trovare modelli così forti dal punto di vista dell’etica verso la musica e della determinazione nell’impegno è stato a dir poco fondamentale. Oltre agli spunti squisitamente interpretativi ciò che è ancora esemplare di quell’esperienza è proprio la dedizione e l’umiltà che questi Maestri trasmettevano ai loro allievi.
Ci racconta uno o due momenti determinanti della sua carriera? Cosa hanno rappresentato?
Enrico Bronzi – Faccio fatica a ragionare in termini di carriera, per il fatto che la strada di un musicista è qualcosa di diverso da una pura carriera lavorativa, quanto piuttosto un percorso di formazione costante. Proprio per questo sceglierei tutti i momenti che hanno costituito un passo verso una libertà maggiore o una fiducia crescente nelle proprie possibilità. In questo senso, le affermazioni in alcuni concorsi sono state fondamentali. Anche se non mi piace la dimensione della competizione legata alla musica, l’esperienza del lavoro concentrato che un concorso ti impone e l’eventuale crescita di fiducia che genera da un successo sono doni preziosi per chi si tortura quotidianamente con l’autocritica.

Gli errori spesso sono dei grandi insegnamenti: se potesse tornare indietro cosa farebbe diversamente?
Ivan Rabaglia – Se tornassi indietro mi occuperei di più della mia presenza sui social a livello professionale, mi sto rendendo conto che possono essere un veicolo importante per la divulgazione degli eventi musicali e dei concerti. Tuttavia so di alcuni direttori di stagioni che chiamano musicisti in base al numero di follower su Instagram: niente di più sbagliato e pericoloso. Il saper reggere un concerto di almeno un’ora in una sala di medie o grandi dimensioni con 200 o 1.000 ascoltatori non ha nulla a che vedere con il saper postare 20 secondi di musica sul computer.
Le decisioni importanti da prendere, lungo il cammino, sono sempre molte e talvolta si legano a filo doppio con le occasioni che si presentano. Cosa l’ha aiutata a non perdere l’orientamento?
Enrico Bronzi – Credo che ciascuno abbia una storia a sé. Forse il processo che mi ha guidato maggiormente è quello della gradualità. In un certo senso non invidio per nulla gli enfant prodige e le persone che si trovano catapultate in un meccanismo più grande di loro in età troppo giovane. Le scelte difficili si affrontano, ma è sempre una fortuna poter scegliere autonomamente qualcosa sul proprio futuro.
Cosa consiglia ai ragazzi che si stanno perfezionando, oltre allo studio con grande passione e costanza?
Ivan Rabaglia – Per prima cosa direi loro di confrontarsi nei concorsi con intelligenza. Per impostare una carriera questo è ancora il passo più importante, ma bisogna arrivarci preparati e con la giusta maturità. La seconda riguarda proprio i corsi di perfezionamento: molti ragazzi oggi pensano che seguirne molti contemporaneamente li aiuti a immagazzinare più informazioni nel minor tempo possibile. Penso che il tempo più prezioso sia quello che spendi a capire come insegnare a te stesso e come trasformare i consigli dei Maestri in qualcosa di veramente tuo.
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