Cecilia Ziano per Professione musicista: intervista esclusiva

Primo violino del Quartetto Lyskamm e Leader di Kammerakademie Postdam e Münchener Kammerorchester, Cecilia Ziano è considerata una delle musiciste più brillanti della nuova generazione. Vanta una carriera internazionale che include collaborazioni con orchestre prestigiose come i Berliner Philharmoniker e la Concertgebouw Orchestra. Con il Quartetto Lyskamm ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Borletti-Buitoni Chamber Music Prize, esibendosi nei principali festival e sale da concerto europee.

Cecilia Ziano tiene presso l’Accademia di Musica un corso di perfezionamento di violino. L’abbiamo intervistata nell’ambito di Professione Musicista per chiederle suggerimenti e consigli utili ai nostri studenti, destinati a diventare la futura generazione di professionisti.


PROFESSIONE MUSICISTA: UN’INTERVISTA ESCLUSIVA A CECILIA ZIANO


LE ESPERIENZE CHIAVE

Quali sono le esperienze più significative che hanno caratterizzato il suo percorso formativo, in quale periodo della sua vita e perchè?

Quelle fatte con le persone: non c’è un’esperienza che mi abbia profondamente segnato e poi illuminato in seguito, che non abbia la musica d’insieme o la musica da camera come sfondo. Dal Suzuki a Torino, ai corsi dello Xenia Ensemble, alle prime esperienze in orchestra o in quartetto. Penso che i musicisti che ho incontrato e che poi mi hanno insegnato e ispirato fossero molto attenti a leggere la musica, tutta la musica, come musica da camera. E non potrei essere più d’accordo.

I MOMENTI DETERMINANTI

Ci racconta uno o due momenti determinanti della sua carriera? Cosa hanno rappresentato?

Sono successe cosi tante cose! Sicuramente quando ho deciso di unirmi al Quartetto Lyskamm nel lontano 2013. Il quartetto è una passione e uno stile di vita che non si abbandona mai. Abbiamo una vita insieme e devo al quartetto moltissimo da tutti i punti di vista. Non sarei la musicista che sono se non avessi investito in questo progetto. Quindi questo è indubbiamente parte della mia vita in modo molto decisivo.
E poi la mia prima posizione importante, che è stata alla Rotterdam Philharmonish Orkest. Da lì poi è iniziata la mia carriera internazionale come Leader.

Cecilia Ziano

GLI ERRORI

Gli errori spesso sono dei grandi insegnamenti: se potesse tornare indietro cosa farebbe diversamente?

Per quanto riguarda il mio percorso non cambierei niente: anche le scelte più sofferte come andare a Berlino a studiare in una scuola molto molto competitiva, che non rappresentava assolutamente il mio vedere della musica, è stata una palestra e un passo molto importante. Uscivo dal liceo in Italia e appena diplomata in Conservatorio, nessuno dei miei coetanei era mai andato o aveva intenzione di andare a Berlino, quindi ero priva di esperienza, e non mi immaginavo che una scuola potesse essere cosi pesante ed estrema. Ma io ero una romantica, mi ha fatto bene capire cos’era il mestiere. Ho preso molto seriamente il mio futuro, e rivendico anche i miei errori, perlopiù di grande incoscienza e impulsività giovanile, ma niente di tragico.
Bisogna sempre giudicare costi-benefici, e per ora il bilancio è positivo.

PER NON PERDERE L’ORIENTAMENTO

Le decisioni importanti da prendere, lungo il cammino, sono sempre molte e talvolta si legano a filo doppio con le occasioni che si presentano. Cosa l’ha aiutata a non perdere l’orientamento?

Penso proprio il fatto di avere come obiettivo essere una brava musicista e sempre migliore, non il successo, non i soldi, non la visibilità. Quindi ho sempre fatto tutto volendo progredire, e volgendo lo sguardo a quello che erano le mie passioni vere, le cose che veramente mi emozionavano di suonare il violino, e una grandissima determinazione e disciplina. Durante lo studio, tutt’ora, non me ne faccio passare una.
Cosi sono riuscita a seguire quasi sempre il mio istinto verso cose che mi somigliavano e che poi mi hanno dato tante soddisfazioni. Vedo che se l’obiettivo non è sincero, è difficile che poi si possa avere una vera carriera o si sia realmente stimati.

UN ULTIMO CONSIGLIO

Cosa consiglia ai ragazzi che si stanno perfezionando, oltre allo studio con grande passione e costanza?

Di avere coraggio: incontro sempre di più ragazzi terrorizzati alle prime difficoltà. Troppo spesso si vuole tutto e subito, ma la musica e lo studio hanno bisogno di tempo, di consapevolezze e di conoscenze. Studiare non vuol dire chiudersi in una stanza e ripetere bulimicamente le cose: invito i ragazzi a leggere, a interessarsi, a provare e riprovare e di non aver paura del fallimento, o meglio, di cosa loro intendono per fallimento: “la nota sbagliata”. Siamo accecati dalla sterile perfezione e invece ignoriamo cosa vuol dire studiare veramente ed essere musicisti colti, spingendosi oltre ai propri limiti per e in nome della musica.
Harnoncourt diceva che la bellezza si trova al limite del burrone, e ho sempre trovato questa citazione incredibilmente ispirante.


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